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lunedì 9 dicembre 2013

Lavaggio del cervello: leggete qui.

Cari lettori,
quando parliamo di lavaggio del cervello pensiamo a certe pratiche coercitive segrete del governo americano per soggiogare la mente delle persone al fine di indurle a compiere qualche atto sovversivo anticostituzionale, come nel film The Manchurian candidate. Magari dicendo una parola chiave per attivare il programma inserito coercitivamente nella testa del povero malcapitato.
Ma c'è qualcosa di vero?
Purtroppo sì, per cui tenetevi forte e partiamo in questo viaggio verso il mistero, la politica internazionale e la manipolazione mentale.

Il progetto segreto della CIA è stato ufficialmente declassificato col nome in codice di Progetto MK ultra, suddiviso in 149 sottoprogetti, cominciato negli anni 50 e terminato ufficialmente nel '73. L'obiettivo era di scoprire sistemi di controllo biologici, radiologici e chimici che potessero controllare la mente umana sotto copertura, in risposta ai tentativi di "riforma del pensiero" svolti in Russia, Cina e Corea del nord durante la guerra fredda (vedi Riforma del pensiero in Cina). Obiettivo ultimo era la manipolazione mentale di leader stranieri ostili all'America, portati in patria per scopi politici. Basti pensare che, parte del progetto, prevedeva degli schemi per narcotizzare Fidel Castro. Il progetto partì in un momento di forte pressione, quando l'America perse il primato dell'atomica, ed entrò in un clima di "paranoia", come definito da Rupert Cornwell, giornalista britannico capo del giornale "The Independent".

E' stato stimato che la CIA investì 87,5 milioni di dollari per scoprire sistemi di qualunque genere per controllare e influenzare la mente. Ci riuscì? Sì, parzialmente.

Implementò quindi una ricerca segreta a tutto campo, coinvolgendo prigioni, università, ospedali e case farmaceutiche. Nel 1975 gran parte dei documenti secretati vennero distrutti, e solo una parte venne resa nota alla stampa, rivelando materiale sconvolgente.

Presero perlopiù pazienti psichiatrici non consenzienti, sofferenti di disturbi minori come problemi di ansia o depressione post partum (e che credevano di essere curati per tali problemi), ma si fece ricorso anche a bambini orfani, impiegati della CIA, personale militare, agenti governativi, prostitute e malati mentali per studiare le loro reazioni.
Una parte della sperimentazione riguardava vari esperimenti con un cocktail di droghe come l'LSD e diverse sostanze psicotrope (eroina, anfetamine, MDMA, scopolamina, alcol etc.) con l'obiettivo di far rivelare informazioni a coloro sospettati di spionaggio. I risultati furono disastrosi, con diverse psicosi indotte da sostanze, suicidi, allucinazioni, o altre alterazioni che rendevano il soggetto una sorta di vegetale. 
Un settore preso in esame fu il tentativo di controllare il corpo e la mente umana mediante armi bio-elettromeccaniche. che attivassero certi comportamenti o registrassero certe attività. Tutto rientrava sotto il nome di  MKULTRA subproject 119. Prendendo in considerazione le ricerche del Dott. José Manuel Rodriguez Delgado sull'impianto di elettrodi cerebrali per il controllo di movimenti ed emozioni, la CIA compì esperimenti su impianti di elettrodi, sollecitazione attraverso microonde etc. 
A conti fatti si è dimostrato possibile con una serie di stimolatori cerebrali far contrarre dei muscoli, far esperire un'emozione, provare piacere, dolore, rilassamento o concentrazione semplicemente premendo un pulsante a distanza. Questo solleva degli enormi problemi etici e costituzionali di diritto della libertà individuale, ragion per cui questi esperimenti, al di là del progetto MK ultra, non hanno avuto seguito. 

In Canada il dott. Donald Ewen Cameron, responsabile del progetto MKultra, utilizzò dei sistemi a base di LSD, droghe paralizzanti, deprivazione sensoriale, privazione del sonno, violenza fisica e sessuale e ipnosi. L'uso della terapia elettroconvulsivante (elettroshock), veniva fatta con potenze 30-40 volte il normale voltaggio, portando i pazienti ad un coma indotto, per poi rinchiuderli in celle d'isolamento e fargli ascoltare per tempi lunghissimi comandi ripetitivi e rumori.

Il prezzo di questi esperimenti furono decessi e gravi disturbi psichici (incontinenza, paralisi, stato vegetativo permanente, amnesia).  In ogni caso, nessun controllo mentale.
L'ipnosi venne utilizzata per studiare l'ipermnesia verso stimoli visivi, per indurre sintomi ansiosi, e studiare la relazione tra personalità e suscettibilità ipnotica. Gli esperimenti ipnotici venivano effettuati in uno stato alterato di coscienza dato dalla somministrazione di un farmaco che induceva amnesia retrograda e anterograda (verosimilmente un farmaco ipnotico mischiato a una benzodiazepina). 

Concordo con il sociologo delle religioni Massimo Introvigne, quando afferma che "ogni persona ha il suo limite, e con l'uso della tortura per un tempo e con modalità adeguate è possibile fare confessare quasi qualunque cosa a quasi chiunque". Aggiungo che, a mio avviso, è possibile mettere fortemente in discussione certe idee. Rimango perplesso quando prende come parametro di efficacia delle tecniche Coreane, il fatto che solo una percentuale minima di prigionieri abbia scelto di restare nel paese nemico alla fine della guerra. Ciò mi pare normale dal momento che i prigionieri stavano in prigione o in un campo di prigionia con una qualità della vita che nulla aveva da invidiare al peggior campo di concentramento tedesco. Ciò che fa la differenza non è se il prigioniero torna o meno in Patria - perché il tornare in patria può avere diverse valenze psicologiche, dall'allontanarsi dal pericolo di vita all'avvicinarsi verso gli affetti - ma con quali idee è tornato in patria, e cosa pensa del governo americano e della società occidentale dopo la prigionia. Cioè se il metodo persuasivo-coercitivo di "riforma del pensiero" ha funzionato e in che misura. Diverse testimonianze dei reduci del campi di concentramento nazisti dimostrano che, sebbene la guerra fosse finita da anni, molti di essi si percepivano ancora "vestiti a strisce", quindi con una forte identificazione col ruolo di prigioniero. La terribile e impietosa testimonianza del padre missionario Don Enrico Donati, nel libro come divenni comunista che potete leggere in edizione integrale qui, tenuto in prigionia in Cina nel 1945, ha riportato la testimonianza della orribile "riforma del pensiero" e degli effetti manipolatori una volta tornato in Italia. Il dott. Introvigne dovrebbe leggere quel libro di una violenza cruda che io stesso ho avuto grande difficoltà a leggere. 

Personalmente sono in linea con lo psichiatra Robert Lifton secondo il quale la "riforma del pensiero" è possibile attraverso le confessioni forzate di colpe più o meno immaginarie e la successiva "rieducazione", ossia i sistemi (da fare accapponare la pelle) di persuasione e coercizione coreana e cinesi. 


Il grande dibattito internazionale sulle tecniche di persuasione coercitiva non si ferma qui, ma ne parleremo la prossima volta.




A presto.


Dott. Delogu