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martedì 21 ottobre 2014

Orientamento sessuale: questo mistero.

Cari lettori, 

E’ recente la polemica della trascrizione sul registro di matrimoni gay da parte dell’On.Ignazio Marino, con grande clamore e contestazioni. La questione spacca le opinioni tra favorevoli, meno favorevoli e contrari. E in Italia in molti posti si grida allo scandaloLa sessualità risente fortemente della cultura di appartenenza, e il concetto stesso di famiglia si trasforma a seconda della cultura che la circonda e la descrive. La sessualità è quindi un aspetto dinamico, plastico e non statico. Questo significa in poche parole che certe esperienze ambigue in ambito sessuale ci confondono, disorientano la nostra identità, mettendo in dubbio la nostra eterosessualità, che si basa, nella nostra cultura, su una dicotomia assoluta: o sei eterosessuale, o sei omosessuale. Ma questa categorizzazione netta va bene nei manuali, ma poco si adatta alla realtà, dove esistono persone che hanno delle relazioni affettive stabili con un partner eterosessuale, ma sono talvolta attratte da esperienze con persone dello stesso sesso, senza alcun coinvolgimento affettivo. Queste persone in quale categoria rientrerebbero? 70% eterosessuale, 30% omosessuale? Sono "veri omosessuali" che ancora non si riconoscono tali, come qualcuno pensa? Io non ne sarei così certo.
C’è chi trova eccitante l’idea di un rapporto orale con un altro uomo, ma trova impensabile l’idea di starci insieme e farci una famiglia. C’è chi è attratto da un rapporto passivo da parte di un travestito, ma non per questo se lo sposerebbe. C'è chi 
sta bene con un partner dello stesso sesso, così come uno di sesso diverso.
C’è soprattutto chi accetta queste cose, e accetta questa parte di sé, in qualunque percentuale si presenti, e chi invece se ne fa una croce, sentendosi sbagliato e marchiato di una vergogna che non si cancella. Qui entra in gioco lo psicologo, che ha il compito di fare chiarezza dentro la persona, partendo da un punto fondamentale: l’accettazione. Richiede tempo, richiede una persona -nella fattispecie il terapeuta- che non sia giudicante, che accetti l’altro così com’è, e che conosca tecniche e modalità specifiche di agire. Nella mia esperienza posso dire che esiste la possibilità di stare meglio, la possibilità di avere una strada davanti laddove si pensava di essere in mare aperto, senza meta. Per coloro che si sono sentiti toccati da queste mie parole, la porta è sempre aperta. 

Per completamento, ho trovato un ottimo decalogo di una collega pubblicato su Repubblica, che incollo: 

1. L’orientamento sessuale è il risultato dell'interazione di fattori biologici, genetici, ambientali e culturali. Non è biologicamente preordinato in modo rigido verso un dato sesso, ma solo indirizzato con una preferenza, in modo più o meno rilevante, nella maggioranza dei casi, in senso eterosessuale. Rimane un certo grado di fluidità potenziale, che permette lo svilupparsi delle differenze, in base a processi di apprendimento ed eventi di vita.
2. Non siamo sessualmente orientati in modo stabile e unico ma possono determinarsi dei cambiamenti. Ci sono persone che vivono anni da eterosessuali e poi sperimentano, in alcuni periodi, cambiamenti nell’attrazione sessuale, nelle fantasie e nel desiderio. Questa instabilità riguarda gli eterosessuali così come gli omosessuali.
3. Ci sono motivi per pensare che in assenza di pressioni sociali, condizionamenti culturali ed educativi di una società che sostiene e favorisce la direzione etero, probabilmente una proporzione di popolazione molto più vasta esprimerebbe un orientamento sessuale diverso. È un dato appurato inoltre che le persone che hanno rapporti di natura sessuale, in modo occasionale o continuativo, con una persona dello stesso sesso, sono molte di più delle persone che si definiscono omosessuali;
4. Omosessuali ed etero non sono categorie distinte, nemmeno dal punto di vista genetico. Nonostante l’accanimento di qualche "ricercatore", nessun gene dell'omosessualità è stato fino a oggi isolato. Inoltre le etichette etero, omo e bisessuale sono ormai considerate inadeguate per esprimere l’ampia gamma di possibilità degli orientamenti sessuali. Non tutti siamo esclusivamente attratti da un genere o in misura uguale da entrambi. Sono solo schemi grossolani che inquadrano e riducono una realtà ben più complessa.
5. Le donne mostrano una maggiore flessibilità nel proprio orientamento. Diversi studi evidenziano una maggiore probabilità che le donne siano bisessuali piuttosto che esclusivamente omosessuali, mentre negli uomini si verifica il contrario. Le donne non eterosessuali tendono di più a considerare il proprio orientamento sessuale come flessibile, in alcuni casi “scelto”, mentre gli uomini più spesso lo vivono come innato e immutabile.
6. Alternative di orientamento sessuale riguardano statisticamente più i maschi per poi rimanere abbastanza stabili nel tempo, rispetto a quello che avviene nelle femmine. Percorsi geneticamente innati sembrano esserne le cause, insieme ad elementi legati alla più elevata rigidità dei ruoli di genere culturalmente imposti agli uomini nella nostra cultura.
7. L’ipotesi – smentita dagli studi - che l’orientamento sessuale sia immutabile e che si nasca orientati verso un dato sesso, sembra rendere più facile l’accettazione sociale dell’omosessualità in una società, come la nostra, ancora omofobica.
8. Non esistono evidenze scientifiche che l’orientamento sessuale possa essere modificato volontariamente. L’American Psychological Association ha escluso che sia possibile modificarlo utilizzando forme di terapia psicologiche o religiose. Non a caso, le cosiddette terapie riparative orientate agli omosessuali falliscono clamorosamente. 
9. Non c’è alcuna prova scientifica legittima che dimostri che vivere una sessualità diversamente orientata rispetto alla maggioranza, significhi aver subito traumi infantili, deficit educativi, rapporti difficili con i genitori o con l’altro sesso. Così come non è stata trovata nessuna correlazione tra orientamento sessuale e psicopatologia. Fino agli anni 70 del secolo scorso l’omosessualità era contemplata come deviazione sessuale nel DSM, il manuale diagnostico statistico di riferimento della psichiatria. Oggi questa voce resiste solo nel pregiudizio.
10. L’orientamento sessuale è una caratteristica radicata che ha un significato profondo per gli individui: è espressione di sé. La sua limitazione psicologica, culturale o giuridica infligge gravi danni psicologici.

(fonte http://d.repubblica.it/amore-sesso/2014/05/19/news/etero_omosessuale_bisessuali_di_che_sesso_sei-2145166/ )

Dott. Delogu