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martedì 7 marzo 2017

Qualità del servizio dello psicoterapeuta: la guida Michelin psicologica del dott Delogu


















Care lettrici e lettori,
ci sono persone che vanno da uno psicoterapeuta suggerito da un'amica, trovato su internet, o in altri modi, affidandosi senza avere un termine di paragone sulla qualità del servizio. Questo è un dato di fatto. Certo, alcune cose dovrebbero balzare agli occhi, per esempio se il professionista passa il tempo al computer invece che guardarci in faccia, ma credetemi se vi dico che nonostante questo esistono persone che hanno continuato ad andare da personaggi di tale spessore per anni, nonostante il "professionista" in questione si facesse gli affacci suoi su facebook (caso realmente esistito, ahimè).
Questo mi spinge oggi a dirvi che deve esserci un termine di paragone, e informarsi è il primo passo.
Quando entriamo in un ristorante ci rendiamo subito conto se quello che abbiamo di fronte è all'altezza delle nostro esigenze, perché siamo già stati in altri ristoranti, magari abbiamo visto Masterchef e siamo degli attenti osservatori in merito a impiattamenti e materie prime. Qualunque persona che abbia girato un po' sa riconoscere un ristorante scadente da uno di livello, così come un ristorante modesto che fa buona cucina, da uno di alta classe che rifila fregature.
Non si può dire lo stesso per chi si rivolge a un psicoterapeuta. Ecco quindi un vademecum, una guida Michelin psicologica per chi ha bisogno di un aiuto e non sa cosa aspettarsi.
Così come accade in Olanda e nel nord Europa, le professioni mediche sono valutate da questionari che il cliente deve compilare, dando un punteggio per le singole voci. Se il punteggio medio scende al di sotto di una certa soglia, il medico o psicologo è LICENZIATO in tronco. Fosse per me applicherei istantaneamente questo criterio per qualunque specialista della salute. Lavori bene? Vieni premiato. Lavori al di sotto dello standard? Fuori, e ringrazia di non dover pagare i danni per i casini che hai combinato. Sono per la meritocrazia in un paese anti-meritocratico per eccellenza, ma scusate se ho divagato, l'argomento mi sta a cuore.

Ma torniamo alla guida michelin psicologica: quali caratteristiche deve avere un bravo psicologo psicoterapeuta? 

che sia accogliente, ma non eccessivamente accomodante;
che sia disponibile ma non invadente;
che sia molto preparato ma non saccente;
che accolga senza giudicare;
che sappia ascoltare ma che non lasci parlare sempre l'altro;
che sappia capire le cose prima che le abbia capite chi ha di fronte;
che abbia una visione d'insieme che chi si rivolge a lui non ha;
che sia rapidissimo nel pensiero e nell'intuito;
che veda una via di uscita laddove gli altri non la vedono;
che sappia rendere semplici questioni complesse;
che mi ispiri fiducia fin dalla prima seduta;
che conosca almeno 3 modi diversi per risolvere il problema;
che dimostri coi fatti di tenerci sul serio ad aiutare la persona.

Come vedete ho messo il discorso efficacia negli ultimi posti, non perché non sia importante, ma per un fatto molto semplice: per raggiungere un obiettivo terapeutico serve tempo, solitamente (parlo per me) non moltissimo tempo, diciamo pure che in 10 sedute si fanno tantissime cose. Però in quelle 10 sedute bisogna riuscire a starci con quel terapeuta. E vi posso garantire che se non vi ispira fiducia, se non siete convinti, se non vi sentite capiti, e sentite che c'è qualcosa anche non va, i soldi della parcella inizieranno a pesarvi come un macigno.
Esistono poi persone che stanno con terapeuti coi quali stanno scomodi, andando avanti un po' come il paziente oncologico che fa le sedute di chemio: ci andrà di malavoglia dicendosi "a qualcosa servirà".  Dal mio punto di vista è il fallimento massimo del terapeuta e della terapia.
Ci sono persone che stanno con terapeuti molto empatici ma che non risolvono mai il problema, andandoci per anni a cadenza settimanale, perché non riescono a essere autonomi. Dal mio punto di vista, se dovessi giudicare un risultato del genere, sarebbe un disastro totale.
Ricordo svariati anni fa, come fosse ieri, una psicoterapeuta che accoglieva una sua paziente con dei baci sulle guance. Dopo ci disse "la seguo da diversi anni, ormai siamo diventate amiche".
D'istinto la prima cosa che mi viene da pensare è "se è diventata una tua amica, allora perché le chiedi soldi?".
Per come la vedo io una psicoterapia deve avere un termine, non può e non deve essere portata avanti a oltranza, prima di tutto per onestà intellettuale. Il fine ultimo della terapia è rendere la persona terapeuta di se stessa. Io, psicoterapeuta, sono il mezzo per raggiugnere un obiettivo più ampio, per fare in modo che nel minor tempo possibile, quella persona riesca a portare avanti la propria vita nel migliore dei modi senza avere bisogno di me. Accompagno le persone per un pezzo della loro vita, e finché avranno bisogno di me io ci sarò.
Alcuni devono sentirsi pronti per concludere una terapia, ecco allora che ci si lavora mettendo in atto una serie di stratagemmi, ma in tutto questo deve essere chiaro come il sole che la persona non dovrà mai dipendere da me.

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Alla prossima, cari amici.

Dott. Delogu