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venerdì 5 ottobre 2012

Speciale: psicologia del fumatore (2) - Le trappole mentali


Il fumatore che ha appena smesso di fumare, inizierà ad avere pensieri strani: messa alle strette, la mente produrrà una serie di trappole mentali che hanno lo scopo di far tornare il fumatore ad assumere la sua sostanza. Comincerà a sentirsi debole, sfortunato, a vedere quelli che si accendono una sigaretta in tranquillità come dei privilegiati. Le realtà quindi si invertono: il fumatore che vuole liberarsi si sente schiavo, e vede i fumatori come liberi di fumare ogni volta che vogliono. Una libertà preziosissima, quella a cui l’ex fumatore ambisce: la libertà di fumare ogni volta che vuole. Quando però egli riprende a fumare spinto da queste trappole mentali, scopre in breve tempo che la libertà è pura illusione, il fumatore se non fuma per molto tempo è costretto a farlo per non sentire la scimmia. Egli quindi è in gabbia, non libero.
La “scimmia” in inglese prende il nome di craving, ossia un desiderio irrefrenabile verso quella sostanza. 
Le uniche sigarette gustate pienamente, che danno un senso di pienezza e liberazione sono quelle fumate dietro la spinta del craving. Le altre sono sigarette di routine, per fare qualcosa con le mani o per riempire un vuoto.  
Tutti i fumatori veri (inteso come cronici) conoscono la scimmia, e la temono. E’ quando non si fuma per molto tempo (per alcuni bastano alcune ore) e prevale un desiderio pazzesco di fumare che supera ogni cosa, e che impedisce di concentrarsi o di stare tranquilli. Se ci si tiene impegnati in altre attività il desiderio iniziale di fumare passa in secondo piano, ma basta vedere una persona che fuma per riaccendere quell’istinto, e la scimmia aggrappata sulla nostra schiena riprende a urlare perché ha fame e vuole cibo. 
Brutta cosa la scimmia, credetemi. 
Ricordo persone che compravano stecche di sigarette in previsione dello sciopero dei tabaccai: furono giorni terribili. Un non fumatore avrà pensato: non bastava fumare di meno e farsi bastare le sigarette? Razionalmente sì, ma un fumatore sa che non è così semplice. Sa di averne poche, che deve fumare meno, tiene d’occhio il pacchetto... le sta finendo, si innervosisce al pensiero che i tabacchini sono chiusi... e fuma di più. 
Ecco perché tutti compravano le stecche.
Fumare è molto più che accendere un involucro di carta con fogli secche tritate, fumare cambia la psicologia della persona in modo non del tutto reversibile.

Anche chi smette non tornerà mai a essere come prima di fumare la prima sigaretta, ci si avvicinerà, ma dovrà stare ugualmente attento ai pericoli, a quelli che io chiamo i “riattivatori”. Si tratta di oggetti che accompagnano il rito del fumo, che assumono un significato speciale per la nostra mente. Succede quindi che chi ha smesso di fumare, e si tiene in tasca un vecchio accendino di quand’era fumatore, col tempo il significato contenuto in quell’oggetto si sprigionerà e comincerà a insinuarsi nella nostra mente il pensiero di usare quell’accendino per l’ultima volta. 
“Tanto ho smesso”, penseremo. “Tanto solo una”, e così via. 
Smettere di fumare significa dare un taglio col passato, gettare via oggetti, ricordi che in qualche modo possono influenzarci. Meglio riporre tutto in un cassetto che portare vecchi oggetti con sè. 
Altra trappola della mente è quella di trovare interesse verso sostituti della sigaretta, come il sigaro o la pipa. La nostra mente ci suggerirà che “tanto è diverso, non si aspira”, e ne saremo talmente convinti che arriveremo a comprare sigari e pipa, con tutto ciò che ne consegue. Quello che non sappiamo è che fumare qualcosa, comprese le sigarette indiane, apre uno breccia nella nostra decisione di non fumare. Fumiamo la pipa, quindi tanto vale “togliersi il gusto” di fumare una sigaretta “ogni tanto”. 
Ed è solo l’inizio.
Il primo passo per smettere di fumare è la preparazione. Non si sale su un ring senza sapere esattamente come reagire di fronte a un gancio dell’avversario. Un buon pugile saprà come deviare, schivare o anticipare, e saprà riconoscere la minaccia prima che si manifesti interamente. Così come la mente del pugile è attenta agli stimoli dell’avversario, così il fumatore deve conoscere perfettamente le trappole mentali legate al fumo, e sapere che prestissimo queste si presenteranno. Se il fumatore si farà cogliere alla sprovvista, finirà al tappeto come un pugile che si lascia ingannare da una finta dell’avversario. 

Dott. Delogu