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martedì 11 settembre 2012

Parlare con uno psicologo? Tanto vale parlare con un amico. Level 2

Carissimi lettori,
al di fuori del mio lavoro entro in contatto a volte con persone che non credono negli psicologi, tantomeno nella psicoterapia, e affermano che "per chiacchierare, tanto vale parlarne con un amico, almeno non spendi soldi". Queste persone non hanno la minima idea di cosa significa stare male, e non sanno cosa accade dentro uno studio di psicoterapia. Lo sanno dai film, quindi non lo sanno.
Tutte le persone che conoscono la sofferenza non la sminuiscono, ma la riconoscono e la rispettano. Sanno quant'è difficile trovare un bravo terapeuta, sanno che il percorso per stare meglio può essere anche breve, ma è una cosa da prendere molto seriamente.
Ho sentito nei vari CSM e CIM dove ho visto pazienti, qualcuno che diceva "tutti hanno bisogno di psicoterapia". Io non sono d'accordo. Le persone che hanno un problema che non riescono a risolvere da sole, un problema tale da abbassare la qualità della vita, hanno bisogno di una psicoterapia. Chi sta bene, chi pensa che il problema più grave sia un batticuore guardando giù dal bastione, non arriva a capire cosa si prova ad avere un attacco di panico, o una depressione, o pensieri ossessivi, o disturbi sessuali. Semplicemente penserà "basta non pensarci e passa tutto".
So bene che persone che la pensano così non arriveranno mai a leggere ciò che sto scrivendo, perciò ho preparato una mini guida sulle cose da sapere quando si va da uno psicoterapeuta.
E subito una domanda sorge spontanea (cit.): quale psicoterapeuta? Che fa quale psicoterapia?
Già, perchè gli psicoterapeuti non sono tutti uguali, non fanno la stessa cosa, e ce ne sono di bravi e meno bravi, come in tutte le professioni.

Buona lettura.


C'è una grande differenza tra parlare con un amico e fare una psicoterapia. Uno psicoterapeuta applica delle tecniche, protocolli, linee guida, conosce i mezzi per risolvere un problema, cosa che un comune amico non fa, perché non ha le conoscenze specialistiche per poterlo fare, e soprattutto perché è nel ruolo di amico, che non gli permette di essere efficace. Quindi dimentichiamoci la figura dello psicoterapeuta come quello seduto dietro un lettino che ascolta per un'ora. *Quel* tipo di psicoterapia prende il nome di psicanalisi, ed è una cosa a sé stante. Esistono moltissime forme di psicoterapia che adottano altri metodi, altri approcci, altri setting, e confrontare le diverse forme di psicoterapia è come paragonare un cuoco specializzato in dolci e torte, con uno specializzato in secondi, arrosto e pesce: sono cuochi entrambi ma utilizzano modalità completamente differenti... per un risultato differente.

Avrete capito quindi che esiste un mare magnum della psicoterapia, tantissimi orientamenti, ciascuno dei quali si occupa di tematiche specifiche, e si basa su teorie di riferimento differenti se non anche opposte (la psicanalisi si basa sulla teoria dell'inconscio, la terapia cognitivo comportamentale lavora sul presente e tralascia gli aspetti inconsci, non ritenendoli scientificamente validi). Chi ha ragione? Gli psicologi litigano su questo, per questioni "concettuali", diciamo così. Giusto per entrare nel merito, è stato pubblicato un libro intitolato "il libro nero della psicanalisi", scritto dai più eminenti rappresentanti della psicologia "scientifica", che rivela come la psicanalisi non sia una psicoterapia ma più un percorso filosofico. Qualche tempo dopo gli psicanalisti, arrabbiati, hanno pubblicato un libro contro la terapia cognitivo-comportamentale, puntando il dito sulla "superficialità" di una terapia che lavora sui pensieri ma non nel profondo, mettendo in discussione ricerche, dati e risultati. Insomma: non se ne esce più e non se ne uscirà mai.
Già da queste poche righe avrete capito che alcuni ritengono che una certa terapia sia la migliore, per motivi puramente teorici e concettuali. Non voglio entrare nel merito: credo fermamente che il rispetto del lavoro e delle idee dell'altro debba essere la base del lavoro di uno psicoterapeuta.
Dal mio punto di vista quello che conta sono solo 2 cose: il numero di sedute e l'efficacia della terapia.
Il primo criterio da prendere in considerazione è il rapporto terapeutico, cioè lo psicoterapeuta deve ispirarci professionalità e calore umano, farci sentire accolti e ascoltati - ma NON compatiti. Uno psicoterapeuta, a differenza di un amico, non giudica e non compatisce: empatizza ma lasciando fuori dalla terapia compassione e pietà.
Il secondo criterio è l'orientamento di psicoterapia. Esistono terapie validate scientificamente, ossia dichiarate evidence-based, quindi supportate da meta-analisi e dati statistici, e universalmente riconosciute dalla comunità scientifica come efficaci (per esempio la terapia cognitivo-comportamentale, la mindfulness, schema therapy, l'ipnosi nel dolore); e ci sono molte altre forme di psicoterapia che non superano il vaglio dell'evidenza scientifica, per assenza di ricerche statisticamente valide, o per carenza di risultati apprezzabili rispetto al gruppo di controllo. Se guardiamo il discorso con un'ottica da ricercatore, non si possono fare sconti. Questo discorso che stiamo affrontando per le psicoterapie, viene fatto ugualmente e a maggior ragione per valutare l'efficacia dei farmaci. Se superano il confronto rispetto al gruppo di controllo che assume il placebo, allora il farmaco viene dichiarato efficace. Per le psicoterapie il discorso si complica enormemente, dato che una psicoterapia estremamente personalizzata, difficilmente rientrerà negli schemi rigidi della standardizzazione, perciò in certe terapie (come l'ipnosi ericksoniana, per esempio) uno stesso paziente con lo stesso disturbo verrà trattato da 10 terapeuti ericksoniani in 10 modi diversi, mandando a monte qualsiasi tentativo di analisi statistica.

La mia idea è che non solo a seconda del tipo di problema, ma anche della persona, è più adatta una forma di psicoterapia piuttosto che un'altra. Per esempio un disturbo borderline di personalità è inutile trattarlo con una psicoterapia ipnotica (giusto per citare la mia prima specializzazione, parlo quindi con cognizione di causa), mentre una schema therapy Schema Therapy - Wikipedia, the free encyclopedia è il trattamento dimostrato scientificamente più efficace per quel tipo di problema. Questo significa che con altre forme di psicoterapia, nonostante un ottimo rapporto col terapeuta, si utilizza un'arma spuntata, perché per certi disturbi certe psicoterapie si sono dimostrate più rapide ed efficaci di altre. Prendiamo per esempio un disturbo post-traumatico da stress trattato con l'EMDR (una delle terapie d'elezione, assieme alla Emotionally focus therapy Treating Traumatized Couples Using Emotionally Focused Therapy « For Trees We Will Not Sit Under ) e trattato con la terapia sistemico-relazionale. Nel primo caso (EMDR), dando per contato un'ottima alleanza terapeutica, abbiamo tra le mani uno strumento efficacissimo, per usare la metafora culinaria "un coltello ben affilato". Nel secondo caso, in bibliografia non risultano studi che mostrino la terapia familiare come indicata per il PTSD -disturbo post-traumatico da stress- per cui il nostro cuoco, seppur bravissimo, avrà tra le mani uno strumento non affilato, quindi inutile. Giusto per intenderci: durata dell'EMDR 3-5 sedute per trauma singolo; durata di una terapia familiare per lo stesso problema: indefinito. Percentuale di successo EMDR: oltre l'80%. Percentuale di successo della terapia familiare per trauma singolo: sconosciuta, non essendoci ricerche, né indicazioni per quel tipo di disturbo.
Le percentuali di successo non sono la bibbia, perché le variabili che entrano in gioco per raggiungere quell'80% sono svariate: relazione terapeutica, motivazione, aderenza alla terapia, compliance, capacità tecniche e personali del terapeuta. Però ci danno un'indicazione di massima. Voglio dire che se si deve scegliere tra uno psicoterapeuta consigliato da un'amica e definito "bravissimo", ma che fa una terapia che dura anni, e uno psicoterapeuta sconosciuto che adotta un modello molto forte ed efficace, io a scanso di equivoci mi informerei prima sui modelli di psicoterapia, poi farei un colloquio con entrambi.

Quindi nella scelta della psicoterapia bisognerebbe prima di tutto sapere quali sono i trattamenti più efficaci per risolvere il nostro problema, e cercare un terapeuta di quell'orientamento nella vostra zona che sia competente e vi metta a vostro agio. A quel punto, un bravo psicoterapeuta vi spiegherà come funziona la psicoterapia, modalità, tempi e costi, in modo che in ogni istante voi sappiate esattamente cosa state facendo e a che punto siete.
Esistono terapie tradizionali, come la psicanalisi che durano anni (anche oltre 10); altre psicoterapie, come la terapia cognitivo-comportamentale, definite "terapie brevi", che lavorano per obiettivi e con modalità standardizzate e tecniche predefinite. Esistono terapie basate su tecniche di mediazione corporea, come la terapia bioenergetica, lo psicodramma, o altre, come voi stessi potete vedere qui La psicoterapia a mediazione corporea - alfemminile o qui Psicoterapia - Wikipedia .

Ma al di là dell'orientamento e dell'efficacia relativa a determinati disturbi, una cosa importantissima è che la persona deve riuscire a "starci" in un determinato modello. Questo significa che certi pazienti non riescono a tollerare una terapia troppo direttiva e interventista, perché sentono il bisogno di parlare per tutta la seduta -quasi facessero una psicanalisi. Altre che invece, come si siedono chiedono "cosa facciamo oggi?", perché sono persone improntate sul *fare*, quindi si trovano a proprio agio con protocolli standardizzati, esercizi a casa e
tecniche.
Perché una terapia funzioni, deve esserci quindi una congiunzione di questi fattori, ma per semplificare le cose vi dico subito come ho risolto io, e molti altri prima di me: mi sono specializzato in più orientamenti, e utilizzo gli strumenti di ciascuno a seconda della persona o del punto della terapia.
L'esperienza personale e la collaborazione con il paziente fanno tutto il resto.

Dott. Delogu