Ipnosi e psicologia a Cagliari... e non solo.

CONTATTI
Telefono: 3473095315
mail: g.delogu@me.com
Sede dello studio: via Giovanni Battista Tuveri, 72
09129 Cagliari (CA)

giovedì 13 settembre 2012

Libretto delle istruzioni per chi va dallo psichiatra



Cari lettori,
ho deciso di scrivere questa mini guida, perché nel mio lavoro molte persone mi pongono domande che hanno a che vedere con un uso dei farmaci, e al 90%  c'è alla base una scarsa comunicazione con lo psichiatra. Perciò l'intento è di trasmettere informazioni corrette che possano aiutare a trarre il massimo vantaggio dal rapporto con lo psichiatra e dalla terapia farmacologica.
Quelle che seguono sono esempi di domande (poste a me, o sui forum) che rivelano degli errori concettuali sulla terapia psichiatrica: "sto prendendo lo xanax 3 volte al giorno ma mi fa stare peggio, pensavo di cambiare psichiatra". Oppure: "prendo xeristar, alprazolam e stilnox, non è che diventerò dipendente?"; "è meglio l'efexor o il prozac, cosa mi consigliate?".
Tutte queste domande, in fondo, mostrano la carenza di informazioni essenziali, e quindi preannunciano un futuro fallimento. Ora vedremo perchè.
Per qualsiasi motivo ci si rivolga ad uno psichiatra, è necessario allearsi con lui in un rapporto di fiducia, finalizzato a trovare insieme i farmaci e i dosaggi adatti. Perchè nessuno psichiatra al mondo saprà prescrivere a colpo sicuro un farmaco (uno o più) che al 100% andrà bene e non darà effetti collaterali. Tutto dipende dalla reazione fisiologica individuale dell'organismo, che varia da persona a persona. Ciò significa che il coefferalgan, farmaco usato nel trattamento del dolore acuto e cronico, a certe persone toglie il dolore, mentre altre non traggono alcun giovamento: "acqua fresca", per intenderci. Colpa del medico che l'ha prescritto? No. Questione di reazione del proprio organismo a quella determinata molecola, e siccome non siamo tutti uguali, si possono avere reazioni diverse. Questo significa che se finchè un farmaco non si prova, non c'è possibilità di sapere con certezza assoluta se andrà bene o male.
L'errore quindi più grande che si possa commettere è pensare "questa terapia mi ha dato effetti collaterali, perciò cambio psichiatra perchè è un incapace", perchè lo psichiatra inizialmente imposta una terapia farmacologica standard, da adattare sulla base di ciò che riferisce il paziente.
Quindi cosa bisogna fare se si assume un farmaco e questo dà stordimento?
Risposta: chiamare lo psichiatra e dirglielo immediatamente. Ci sono certi farmaci antidepressivi che inizialmente danno degli effetti collaterali, che poi passano dopo la prima settimana, ma voi non sapete se il farmaco che assumete rientra tra questi, ma lo psichiatra sì. Quindi qualsiasi cosa succeda, qualsiasi dubbio abbiate sulla terapia, chiedete direttamente a lui, perchè attraverso le vostre domande si creerà quel rapporto di fiducia indispensabile per una buona riuscita della terapia. Fidatevi del vostro psichiatra, che se va bene avrà visto centinaia di casi come il vostro.
Un bravo psichiatra ha un intuito farmacologico speciale -grazie al vostro aiuto- nel trovare combinazioni vincenti di farmaci adatti a voi, ma tutto questo avviene solo ed esclusivamente quando raccontate subito nel dettaglio effetti negativi e positivi di una data terapia.

Altra cosa importantissima da sapere è che non esiste un farmaco che va bene per sempre. Ogni tanto bisogna cambiarlo. Un po' perchè il corpo si abitua e l'effetto non è più lo stesso, un po' per prevenire effetti collaterali, un po' perchè esiste una terapia d'attacco e una di mantenimento. Quindi è un ragionamento sbagliatissimo pensare: prendo il farmaco XYZ, mi sono scomparsi tutti i sintomi, quindi a controllo dallo psichiatra non ci vado più, e se sto meglio smetto di prenderlo. Sbagliato per 4 motivi:
1) Lo psichiatra sa quando è il momento di fare una rivalutazione della terapia, voi no.
2) Lo psichiatra sa quando è il caso di aumentare la terapia per prevenire le ricadute nei cambi di stagione (stiamo parlando di depressione maggiore)
3) certi farmaci assunti nel lungo termine e poi interrotti danno un effetto rebound, ossia un effetto opposto.
4) a seconda del farmaco, se assunto per lungo tempo dà tolleranza e dipendenza, perciò smettere di prenderlo di colpo può essere la peggiore delle scelte, perchè poi si sta malissimo. Alcune categorie di farmaci vanno scalati, e lo psichiatra sa come fare, e come aiutarvi, sempre sulla base delle vostre indicazioni.

Altro punto fondamentale da sapere è che si prendono i farmaci per stare meglio, non per stare peggio. Quindi se in seguito all'assunzione di un farmaco scoprite un sintomo spiacevole che prima non c'era, non ha senso fare gli stoici e non riferire niente allo psichiatra (ho conosciuto signore che, siccome la psichiatra aveva prescritto un certo farmaco, allora "per non lamentarsi" non riferivano effetti collaterali anche importanti). Sbagliato, sbagliatissimo, mi son sentito dire "ma io non lo sapevo che bisognava dirlo".
Questo post serve per far sapere a tutti che con lo psichiatra bisogna parlare in modo chiaro e sincero, e riferire qualsiasi sintomo si presenti.

E' importantissima la relazione terapeutica, ma è più importante affidarsi a professionisti bravi, capaci, che vi convincano.
Ha senso sentire il parere di un altro psichiatra dopo molti tentativi andati a vuoto, mentre non ha senso cambiare 5 psichiatri in un mese, perchè bisogna dare il tempo all'organismo di assimilare il farmaco e quindi reagire.
Dal punto di vista umano, uno psichiatra non è un distributore automatico di farmaci che stampa in automatico le ricette, è una persona, e come tutte le persone può ispirare fiducia, simpatia, professionalità o diffidenza. Il mio consiglio sincero è, se si ha la possibilità di scegliere, di affidarsi ad uno psichiatra che ispiri grande fiducia e competenza. Se non si può scegliere (se si è seguiti da uno psichiatra del CIM o CSM, per esempio) le regole di sopra valgono ugualmente, e non è superfluo ricordare che ci sono medici ottimi sia nel pubblico che nel privato, e che la voglia di farcela è il primo passo verso la guarigione.
Inoltre studi scientifici hanno dimostrato che l'efficacia dell'associazione psicofarmaci + psicoterapia è decisamente superiore alla sola terapia farmacologica. 
Quindi invito tutti i lettori che assumono psicofarmaci ad affidarsi nelle mani di uno psicoterapeuta, col quale ci sia affinità.


Saluti.

Dott. Delogu
Psicologo-psicoterapeuta